Il Civico Museo Archeologico Anton Maria Mucchi

La sezione archeologica del MuSa - Museo di Salò è dedicata ai reperti archeologici provenienti dai corredi tombali della necropoli del Lugone, un'area cimiteriale di epoca romana in uso a Salò tra il I e la fine del IV secolo d.C.
La necropoli venne indagata tra il 1961-62 e il 1972-76 dal Gruppo Grotte Gavardo sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica e restituì alla luce circa 165 tombe, legate presumibilmente a una villa non individuata, che costituiva un centro di attività agricole e commerciali per l'area circostante.

I numerosi materiali recuperati sono esposti in parte al MuSa e in parte al Museo della Valle Sabbia di Gavardo. Di fatto, in questa nuova sezione del MuSa sono confluiti i reperti già in precedenza esposti presso il Civico Museo Archeologico "Anton Maria Mucchi" di Salò.

Il Museo Archeologico salodiano fu istituito nel 1943, grazie ad Anton Maria Mucchi, intellettuale e artista di alto profilo di origini emiliane. Mucchi sposò nel 1898 Lucia Tracagni, una salodiana, iniziando così a frequentare città e il suo golfo, dove si trasferì dal 1921 fino alla morte nel 1945. Nel 1928 fu nominato ispettore onorario della Soprintendenza ai Monumenti e la sua passione per l'antichità e per le arti lo portò a collezionare reperti sia delle civiltà egizie (passati poi ai Musei di Berlino), magno-greche e romane sia di arte italiana antica e contemporanea.

Oltre ai preziosi reperti archeologici provenienti da alcune sepolture della necropoli del Lugone, la sezione del MuSa dedicata al Museo Civico Archeologico Mucchi espone sette iscrizioni lapidee di carattere per lo più funerario, provenienti da territorio circostante la cittadina affacciata sul golfo benacense.
Un'importante novità, rispetto alla collezione del Museo Mucchi, è la presenza di una sottosezione dedicata alle ville romane del lago di Garda e in particolare alla Villa dei Nonii Arrii di Toscolano Maderno, alla quale sono dedicate due teche con interessanti intonaci parietali e altri reperti, provenienti dal sito archeologico della villa.

 

 

La necropoli del Lugone di Salò

In uso dal I alla fine del IV secolo d.C., la necropoli si sviluppava, secondo una consuetudine diffusa nel mondo romano, lungo la via principale che percorreva la sponda occidentale del lago, passando da Toscolano Maderno fino ad arrivare a Riva del Garda: l'area, infatti, fu occupata in maniera estensiva da numerose sepolture.

Le tombe si disponevano a nuclei all'interno di tre recinti funerari, raggruppandosi in settori pertinenti a diversi gruppi familiari, secondo un'organizzazione gerarchica. Le sepolture a cremazione, che costituiscono la maggior parte di quelle rinvenute, erano costituite da strutture a cassa di laterizi spesso con copertura alla cappuccina, cioè con tegole a doppio spiovente a formare una sorta di tetto o "cappuccio".

Le inumazioni erano costituite da casse rettangolari in muratura, che si distinguevano solo nelle dimensioni da quelle a cremazione: i corpi inumati erano disposti in posizione supina, per lo più con le braccia distese lungo i fianchi e accanto al defunto erano collocati oggetti di corredo e ornamento. 

È interessante la presenza, in alcuni corredi del Lugone, di materiali relativi alla cura del corpo e alla cosmesi: una tavoletta in pietra per la preparazione di cosmetici, pinzette, strumenti per la pulizia delle orecchie e piccoli specchi.

I corredi più ricchi comprendono anche preziosi contenitori in vetro per unguenti, oli e profumi legati al rituale funerario, tra i quali spicca il balsamario con resti di resina esposto in museo.

Le sepolture erano organizzate con un ordine gerarchico: attorno a una tomba particolarmente ricca, se ne disponevano in genere altre con corredi di livello medio-alto e, più all'esterno, tombe più povere.

È il caso della ricca tomba femminile 35, anche essa esposta in museo, attorno alla quale si disponevano la tomba femminile 31 con corredo di medio livello e altre tombe, con corredi molto più umili.

 

Le epigrafi romane del MuSa

Anche se non se ne conosce la collocazione originaria, dovevano comunque essere pertinenti ad aree sepolcrali e a luoghi di culto non distanti dall'attuale centro abitato e non si esclude che le epigrafi funerarie provengano dalla necropoli del Lugone. Queste Iscrizioni sono state realizzate in pietra calcarea bianca di provenienza locale e ci restituiscono un panorama vario della società salodiana della prima età imperiale (I-III secolo d.C.).

 

Le ville romane e la villa di Toscolano Maderno

La bellezza del paesaggio e la dolcezza del clima, che contraddistinguono il lago di Garda, spinsero l'aristocrazia romana a realizzarvi ville sontuose, che diventarono non solo piacevoli luoghi di residenza extraurbana, ma anche manifestazione di prestigio sociale e politico.

All'estremità della penisola di Sirmione, si possono visitare ancora oggi i resti monumentali della più imponente e lussuosa villa residenziale del Nord Italia, le cosiddette "Grotte di Catullo": con una superficie di circa due ettari, fu realizzata alla fine del I secolo a.C. sui resti di un edificio precedente, con apparati decorativi di elevato livello qualitativo.

Direttamente sul lago si affacciava anche la villa di Desenzano, dotata anche di una pars rustica dedicata alle attività produttive, che è stata attiva tra la fine del I secolo a.C. e il IV secolo d.C., momento del suo massimo sviluppo.

Il suo apparato decorativo era assai ricco: oltre ai mosaici pavimentali policromi decorati con motivi geometrici e figurati, particolarmente cospicuo era l'ornamento scultoreo testimoniato da un eccezionale ciclo statuario.

Le testimonianze di altre ville rinvenute sul territorio sono numerose tra cui spicca nell'entroterra quella della Pieve di Nuvolento, posta lungo la via di collegamento tra il Garda e Brescia, in parte valorizzata e visitabile.

Non lontano da Salò, il rapporto scenografico con il bacino lacustre costituisce un elemento fondamentale anche per la villa dei Nonii Arrii a Toscolano Maderno, un complesso di considerevoli dimensioni, costruito tra il I e il V secolo d.C.

Sulla base di un'iscrizione rinvenuta nell'area della villa, si ipotizza che questa nel II secolo appartenesse a Marco Nonio Macrino, esponente di una delle più ricche e prestigiose famiglie bresciane, che ebbe un'importante carriera politica e militare come consigliere fidato dell'imperatore Marco Aurelio.

La villa era contraddistinta da un monumentale settore centrale, parallelo alla linea di costa, caratterizzato da un lungo porticato rivolto verso il lago, sul quale si affacciavano lussuosi ambienti di rappresentanza con ricchi mosaici e fontane.

Lo spazio aperto tra il porticato e il lago era occupato da un ampio bacino-fontana, lungo ben 47 metri, movimentato da nicchie e ornato da gruppi scultorei.
A nord e a sud si sviluppavano due corpi di fabbrica laterali, protesi verso il lago e quello meridionale, valorizzato e aperto al pubblico nel 2014, presenta una serie di vani a carattere residenziale e termale, ornati con raffinati mosaici e intonaci parietali dipinti.

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