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Gregorio Sciltian , L’Eterna Illusione (1967-1968), olio su tela

La grande tela dell’Eterna Illusione, posta all’ingresso della biglietteria del MuSafu dipinta tra il 1967 e il 1968 da Gregorio Sciltian – italianizzazione di Grigorij Ivanovič Šiltjan (Rostov (Armenia), 20 agosto 1900 – Roma, 1º aprile 1985) – nella Casa dei Tre Oci, il suo studio di Venezia alla Giudecca. L’opera dal sapore quasi felliniano costituisce, insieme alla Scuola dei ladri (1954-1955)  e alla Scuola dei modernisti (1955-1956), quello che l’artista chiamava il Trittico del progresso. Questa opera è da considerarsi una sorta di manifesto pittorico dell’artista, infatti sono ben evidenti le sue convinzioni di natura etica ed estetica.

Con questo lavoro Sciltian condanna le tentazioni della modernità e le sue glorie effimere; la grande scena corale è dominata al centro da un’ambigua cassiera posta davanti all’ingresso di un cinema, alle sue spalle gesticola un imbonitore, che richiama l’attenzione della folla e coordina l’entrata del pubblico. La donna dallo sguardo fisso e incantatore armeggia con il denaro vendendo i biglietti agli avventori, che entrano nella sala di proiezione quasi fosse un antro infernale. La folla accorre capeggiata da un elegante e misterioso uomo in abito marrone con l’impermeabile e l’ombrello sul braccio, forse un sodale della cassiera, che conduce all’ingresso una fila di giovani attratti dalle allettanti seduzioni del cinema. L’artista si ritrae nella composizione e, guardando l’osservatore con il dito alzato in un gesto di ammonimento, sembra mettere in guardia dalla corruzione e dalle lusinghe della modernità. Dietro di lui svetta una provocante donna che mostra le sue forme tentatrici coperta solo da una mascherina sugli occhi. Solo in un secondo momento, vedendo lo strappo della carta, ci accorgiamo che la figura non è reale ma una rappresentazione su un manifesto pubblicitario.

Sul piano più strettamente formale la pittura di Sciltian degli anni cinquanta e sessanta adotta un registro espressivo mutuato dall’immaginario visivo popolare. Nei lavori del Trittico del progresso sono evidenti infatti i riferimenti presi in prestito dal linguaggio cinematografico: il calligrafismo, il neorealismo e la commedia all’italiana gli suggeriscono un grottesco ponte con la pittura di genere, dal Caravaggio al Pitocchetto. La figura inginocchiata in bermuda e dai piedi scalzi in primo piano è una citazione caravaggesca piuttosto evidente, che ricorda i pellegrini della Madonna del Rosario e della Madonna di Loreto capolavori che hanno influenzato fino dai suoi esordi l’arte di Gregorio Sciltian.

                         Stefano Sbarbaro

  • 1 gennaio 2017 - 31 dicembre 2018
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MuSa

Il MuSa, inaugurato nel giugno 2015, attraverso le raccolte, l’allestimento e ancor più attraverso le iniziative che ne faranno un luogo vivo della cultura, vuole essere un luogo in cui raccogliere, interpretare, comunicare alla comunità e a quanti visitano Salò e il Garda, l’identità della città, i suoi tesori, il suo contributo alla storia nazionale.

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